Dimmi che social network usi e ti dirò chi sei

Pubblicato da Shanti La Barbera il in curiosità, Web reputation

social-reputationLa Social Network Personality

Sempre più si parla della “Social Network Personality”: “dimmi che social network utilizzi, quanto e come, e ti dirò chi sei”..
Tutte le trasformazioni tecnologiche stanno portando, infatti, a un cambiamento delle relazioni in genere, da quella sentimentale alla professionale e, nello specifico, anche ad un cambiamento in ambito recruiting. Il mondo di Twitter, Facebook, Linkedin, Instagram sta sempre più trasformando il modo di fare selezione. Tanto da portare alcuni psicologi a chiedersi se realmente possiamo definire la personalità del candidato tramite le sue impronte digitali rintracciabili sul Web.

Studi recenti dimostrano che esiste una correlazione fra le attività social del soggetto e i suoi tratti di personalità.

Uno studio di Kosinski dell’Università di Cambridge dimostra come i tratti di personalità siano correlati sia al modello di social network usato, sia alle modalità di interazione dell’utente. Nello specifico, sono state valutate le modalità Facebook e sono state divise in due categorie:

  • La prima riguarda l’aspetto del profilo che dipende esclusivamente dall’utente, ovvero le sue azioni: il numero di foto pubblicate, eventi o gruppi a cui ha partecipato o che ha creato e il numero di ‘mi piace’ cliccati.
  • La seconda riguarda l’aspetto del profilo che dipende dal network di amici, ad es. quante volte è stato taggato nelle foto. Lo strumento che è stato usato nella ricerca è il “Big Five Questionnaire”. Secondo tale modello esistono cinque tratti di personalità fondamentali: Estroversione, Apertura, Gradevolezza, Coscienziosità e Stabilità emotiva.

I risultati dello studio di Kosinski mostrano significative correlazioni tra i tratti di personalità e le caratteristiche del profilo Facebook, nello specifico suggeriscono che vi è un’alta correlazione con l’Estroversione e la Stabilità emotiva, una bassa con la Gradevolezza, mentre l’Apertura e la Coscienziosità si collocano nel mezzo.

Predire la personalità con Twitter

Un altro studio di Kosinski, “Predire la personalità con Twitter”, focalizza l’attenzione questa volta sull’utente di Twitter. In questa ricerca gli autori hanno approfondito la relazione tra i tratti di personalità del Big Five e i tipi di utenti Twitter:

  • listener, coloro che seguono molte persone
  • highly read, coloro che sono spesso ascoltati dagli altri, e due tipi di influential, il primo prende il nome di kloute, a seconda del numero di tweet cliccati, replicati e ritwittati, il secondo tipo di influential prende il nome di time, considerando sia i follower di Twitter sia il numero di contatti Facebook.

Lo studio ha dimostrato che tutte le tipologie di utenti hanno bassi livelli di Nevroticismo, e che la maggior parte di loro ha alti livelli di Estroversione. Interessante come gli utenti popular tendano ad essere ‘fantasiosi’ mentre gli utenti influential tendano ad essere ‘organizzati’.

Inoltre, un team guidato da Kosinski si è occupato di valutare quanto le “simpatie” possono rivelare della personalità. Per questo motivo è stata creata un’applicazione Facebook chiamata myPersonality. Sono state elaborate le informazioni Facebook, i risultati di test psicometrici e i dati demografici di 58.000 volontari per costruire un modello statistico che potesse delineare le caratteristiche personali cliccando sul “mi piace”.
Il gruppo di ricercatori ha dimostrato che considerando i “mi piace” messi su Facebook, è possibile determinare sesso, etnia, orientamento politico e religione con una precisione di oltre l’80 per cento. Ciò significa che i “mi piace” di Facebook rappresentano un “buon predittore” delle caratteristiche personali e del QI di una persona.
Samuel Gosling e la collega Simine Vazire dell’Università di Austin in Texas hanno preso come campione un gruppo di adolescenti e il loro profilo Facebook e hanno valutato sia le caratteristiche di personalità reale dell’utente sia i tratti della loro personalità ideale (come loro si immaginano o vorrebbero essere).
Lo studio ha rivelato come nella realtà virtuale di Facebook gli utenti non siano diversi da come sono “off line” e ha anche sottolineato una forte connessione tra personalità reale e Io ideale Facebook-correlato.

Gosling spiega, inoltre, che blog e profili social riescono a darci l’idea della personalità persino meglio di quanto possa fare un breve colloquio. Ciò che viene pubblicato on line consente la costruzione di una “identità virtuale” e la trasmissione di “indizi comportamentali”. La nostra capacità di percezione sociale, basata proprio sulle tracce d’identità che ciascuno di noi lascia più o meno consapevolmente dietro di sé, sembra poter essere un’efficace modalità per esplorare la personalità.
Altri ricercatori hanno poi stabilito un legame diretto tra il numero di amici che si hanno su Facebook e il grado di “narcisismo”, dimostrando che le persone che ottengono punteggi elevati al Narcissistic Personality Inventory hanno più amici su Facebook e aggiornano più frequentemente il loro “newsfeed”.
Non stupisce, quindi, come sempre più i responsabili HR facciano riferimento agli strumenti social per valutare un candidato. Strumenti utilizzati soprattutto per effettuare un primo screening dei cv, per comprendere, confrontando i vari social, la coerenza e la veridicità dei dati forniti e, inoltre, analizzare quanto, in che modo e in quali canali si è presenti nella realtà virtuale. Perché oggi “esserci virtualmente” rappresenta, in parte, il nostro biglietto da visita, il modo in cui esprimiamo la nostra personalità e gestiamo le nostre relazioni. Attenti quindi a definire la propria digital reputation, cercando di trasmettere al meglio la propria identità sociale e professionale. Perché oggi, inevitabilmente, siamo quello che esprimiamo anche nei nostri social. E la nostra personalità è sempre più considerata una Social Network Personality.

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Shanti La Barbera

Human Resources Manager. Psicologa e psicoterapeuta, ha acquisito esperienze nell’ambito della psicopatologia del lavoro (“mobbing”, “burn out”), della formazione e del case management. Ha frequentato il Master in HR-Specialist (Business School Sole 24 ore) e seguito un training sullo "Stress focused cognitive behavioral therapy" con i professori della Drexel University of Medicine Pittsburgh (USA). E' stata docente e trainer del modulo "Counseling, stress management and human resources”.

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